giu
25
2008
0

Ne vale la pena?

di stefano havana
riadattato da Cosorosso

Io non voglio diventare importante. Non me ne frega niente di essere qualcuno.

E’ abbastanza banale, questo?

Non voglio ali per volare. Non voglio chiedere troppo alle occasioni.

Non voglio diventare amministratore delegato. Non voglio entrare in politica.

Non voglio essere importante.

Ci sono volte in cui è così che mi sento.

Quattro anni fa, per esempio, quando ho aperto un altro blog, era diverso: quattro anni fa non faceva così caldo e volevo diventare qualcuno.

Adesso i gomiti si appiccicano alla scrivania e nemmeno mi passa per la testa di diventare importante.

Ci sono volte in cui diventare qualcuno può sembrare la maniera migliore per prendere sonno la sera. Invece la direzione che ha preso il mondo nel frattempo mi ha fatto cambiare idea.

Adesso, quando mi guardo negli occhi con gli amici, le cose di cui si parla stanno quasi tutte sopra al tavolo. Non una è più lontana: anche questo deve essere colpa del caldo. Prima le temperature non erano tanto alte e uno si sporgeva più volentieri.

Ci sono volte in cui pensare a domani ti sembra la maniera migliore per invecchiare. Non “al” domani: domani, proprio. DOMANI.

Anche i miei amici, quattro anni fa, volevano diventare qualcuno. Chi più, chi meno. Adesso no. Adesso abbiamo caldo. Adesso abbiamo capito che questo posto qui, quello in cui viviamo, l’Italia, non vale lo sforzo

…e questa consapevolezza ci rende (ogni tanto, non sempre, però capita, succede, ce lo leggiamo negli occhi) abbastanza felici. Ci regala un altro vagoncino di plastica da aggiungere al trenino elettrico.

Non è che funzioni sempre: molto spesso prevale la rabbia, la consapevolezza che quelli più incapaci, meno bravi, più stupidi, meno preparati di noi, sono tutti quanti dotati della furbizia che a noi invece manca.

E allora potremmo metterci lì, seduti, concentrati, a inventarci qualcosa: ci sono volte in cui avere ragione ti stufa. Ci sono volte in cui, al millesimo giro, il trenino elettrico smette di contenere viaggiatori e storie da mille e una notte, e torna ad essere soprattutto un gioco, un artefatto.

Ci sono queste volte. Lo so io e lo sapete voi. Solo che oggi capita più di rado, ecco. Oggi ci capita di scoprire che la rabbia di ieri è diventata blanda serenità a fronte del caos inconcepibile che ci hanno costruito fuori.

Oggi abbiamo imparato che non essere anche noi come gli altri è già qualcosa. Ci accontentiamo di questa distanza. Facciamo fare un altro giro al trenino elettrico. L’ovale della ferrovia ci ipnotizza e va bene così.

Ci sono volte in cui non capisco se questa sia rivoluzione o arrendevolezza. Ci sono volte in cui. Ma è normale che ci siano: le Guinness esistono apposta. Con quella schiumetta. Esistono apposta. Perciò ci sono. Mentre si depositano. Ti regalano un altro vagoncino. E’ quello che fanno. Le Guinness, le ragazze, gli amici, il pallone, il blog. Datemi la giusta dose di banalità e vi solleverò il mondo: costa senz’altro meno dell’eroina, anche se non sono convinto che faccia meno male.

Domani. Non il domani. DOMANI. Il domani non è banale: è serio, è gravoso. Domani, invece, no. Domani è solo oggi + un altro giorno. Questo fatto di domani, ecco, per noialtri intelligenti ma poco furbi, dotatissimi ma troppo onesti, l’aver capito tale meccanismo è molto importante. Perché è l’unica maniera che abbiamo scoperto per combattere la precarietà.

Se qualcosa o qualcuno - datori di lavoro, donne, squadra del cuore - si adopera per schiacciarti i sogni e i progetti come si fa con quella carta per imballaggi coi bottoncini d’aria, tu semplicemente non farne. Di progetti. Di sogni. Smetti di pensare al domani e pensa a domani.

C’è una bella differenza. Fa meno paura tutto. Noi è così che facciamo. Noi. Ce lo trovo negli occhi dei miei amici, domani. Nei discorsi che facciamo. Nelle scelte che prendiamo. DOMANI. E’ una difesa. Non siamo nati furbi. Però siamo nati dalla parte della ragione. E se la storia non ci assolverà, questa volta, pazienza: ci penserà un altro viaggio e una città per cantare, come diceva Ron. Lasciateci in pace, ecco.

Ci sono volte in cui mi viene da dire così. Lasciateci in pace, con la nostra ragione insipida che scorre in tondo sui binari. Lasciateci in pace: voi siete i furbi, voi avete già avuto molto dalla vita. Voi sarete politici, amministratori delegati, responsabili di qualcosa, capi dei capi. Che vi costa lasciarci con la nostra inutile ragione? Potrete farci ciao con la manina quando ci doppierete per l’ennesima volta.

Ci sono volte in cui domani è semplicemente meglio di oggi. Domani è giovedì. Domani fa bel tempo. Domani ci sono vado a ballar salsa e vediamo se c’è quella. Domani finisco di leggere Gomorra, finalmente. Domani hai visto mai. Banalità. Viva.

Ho smesso, abbiamo smesso, di voler essere qualcuno da quando siamo entrati in bagno, ci siamo guardati allo specchio ed eravamo già lì. Tutta la fatica l’avevamo già fatta per arrivare fino a quel punto.

E’ la migliore cosa che potrei augurare a chicchessia in tempi come questi. Accorgersi di esserci già. In questa eterna corsa a primeggiare. Più vado avanti, più mi convinco che sta qui la vera rivoluzione. Parlarne a quattrocchi. Dopo il lavoro, dopo una giornata così.

Ritrovarsi con le cravatte slacciate mentre gli altri fanno a gara a non fidarsi l’uno dell’altro. Mentre tutti accumulano e procedono verso la corruzione, l’autodistruzione, la solitudine, l’idea nuova è fermarsi. Almeno per quanto riguarda QUESTO paese di merda.  QUESTA gente di merda. Continuare a fare andare in tondo il trenino. Riconoscere le proprie piccole, minuscole qualità e pensare a domani. A DOMANI. Concentrarsi sulla banalità.

Ci sono volte in cui può bastare così. Non puoi mai dire cosa ti preparerà il domani. Ma puoi quasi sempre ragionevolmente supporre cosa aspettarti da domani. E’ un bel trucco.

Non ti salva dalle angosce, dalle momentanee solitudini, dai torpori dell’anima, dai mostri, per carità, niente e nessuno può garantire tanto, però è un trucco. Come ingoiare una spada. Come tagliare in due l’assistente del mago. Fa riflettere meno sul più grande degli enigmi: se stessi.

A questo serve pensare a domani. Invece che al domani. Serve a far appassire le domande. Uno comincia presto con le domande e non la smette più. E non ne vale la pena. Davvero. Non qui e non ora.

Che ne sai tu di te stesso? Perché vuoi spiegarti il mondo? Perché vuoi spiegare la gente? La sai la storia di quel tizio? C’è quel tizio, quello nello specchio del cesso, quello che sta dietro il lavandino e che alza la testa quando la alzi anche tu, che si lava i denti quando te li lavi anche tu, che gode esattamente nello stesso momento in cui anche tu ti vieni nell’ombelico, quello che si mette la stessa quantità di gel, che ha i brufoli e i nei negli stessi posti tuoi. Quando domani, appena sveglio, lo guarderai, come tutte le mattine, col sapore di Colgate in gola, fatti la domanda delle domande, e poi prova a valutare da solo se sia ancora il caso di darsi tanti affanni: e se fossi tu il riflesso?

Written by cosorosso in: Senza categoria | Tag:,
giu
16
2008
2

Creare l’evidenza statistica

Negli ultimi 3 anni ho vissuto tristi esperienze.

Nel corso del tempo ho maturato la certezza che ci siano nell’ambiente tossicità che vanno rilevate.

A proposito…. Sono troppe le grida discordanti tra chi parla di “catastrofi ambientali” e chi di “situazioni assolutamente nella norma“.
Se esistono degli enti competenti a cui noi come “Stato” abbiamo conferito funzioni affinchè studino la nostra terra, questi devono essere interrogati, non altri.

Ho deciso quindi di rivolgermi alle organizzazioni “competenti”, quelle che devono controllare i fattori di rischio a cui siamo esposti nel nostro territorio e l’ incidenza di malattie, soprattutto oncologiche, a questi correlate.
Se c’è questa minaccia, la voglio combattere, ma non remando contro lo “Stato” (o la sua manifestazione nell’”Amministrazione Comunale”).

Qui voglio condividere la mia esperienza, sicuro di poterla unire alla vostra e magari di chi, leggendo, rivedrà un percorso uguale a quello intrapreso dal mio stesso cammino.

Nel novembre scorso dopo svariate ricerche e segnalazioni mi rivolsi all’ARPA Puglia per richiedere delle rilevazioni ambientali. Ecco la mail:

“Spett.le Arpa - Puglia,
dopo aver visitato il vostro sito, si invia la seguente richiesta:
Alla cortese att.ne del prof Assennato.

Vi scrivo a nome dei cittadini di Canosa di Puglia (BA) una città di 33 mila
abitanti circa, con un elevato numero di casi di tumore.
Negli ultimi mesi nelle vicinanze della nostra città sono state rinvenute
discariche contenenti materiali ferrosi cancerogeni, testimoniati da diversi
sequestri effettuati dalla Procura di Trani.
A parte alcuni timidi segnali di interessamento, però ancora oggi a Canosa
ci si ammala di tumore troppo frequentemente. (….)
Abbiamo bisogno dell”appoggio di una organizzazione strutturata e forte
come la Vostra
per chiedere di avviare e coordinare uno studio sul territorio, su eventuali
fattori ambientali rilevanti e sulle contromisure necessarie per prevenire e
fronteggiare queste disastrose conseguenze.
Abbiamo bisogno della Vostra guida per organizzare, informare, prevenire.
Aiutateci a non accettare e subire silenziosamente questo male.
Grazie.
Cordiali Saluti.

Dopo alcuni giorni, ecco la risposta:

(…)

nel ringraziarLa per la segnalazione, Le comunichiamo che questa Agenzia si
attiverà al fine di procedere in primo luogo ad una valutazione della
situazione epidemiologica nel territorio di Canosa.

L’elevata percezione del rischio di effetti dannosi sulla salute associati
all’inquinamento ambientale da voi segnalata necessita infatti di un
approfondimento per verificare che gli eccessi avvertiti siano realmente
tali, confrontando l’andamento della mortalità nel tempo nel comune di
Canosa con aree limitrofe e con l’intero territorio regionale.

Una situazione di allarme richiede infatti l’impostazione di una indagine
metodologicamente rigorosa, proprio per la diffusa preoccupazione della
popolazione che impone risposte il più possibile fondate e corrette.

Questa Agenzia ha sviluppato un protocollo operativo nel caso di situazioni
analoghe a quelle lei descritte, che alleghiamo alla presente: si tratta di
procedure articolate in una sequenza logica che prevede tre passaggi di
progressivo approfondimento della problematica, laddove gli eccessi
percepiti trovino riscontro all’analisi epidemiologica.

Avvieremo quanto prima la prima fase delle indagini, di concerto con la ASL
di competenza: entro la fine del mese di novembre saranno disponibili i
primi risultati che sarà nostra premura comunicare a lei e alla ASL.

Spettacolare! Dissi, anche se molti amici a cui avevo girato la risposta furono scettici…

Attesi i loro termini ma i giorni passavano senza ricevere conferme.

Mi decisi a sollecitarli:

Spettabile Arpa Puglia,
faccio riferimento a una Vostra risposta del 5/11/2007 che allego qui di sotto:
la mail termina con la seguente frase:

“entro la fine del mese di novembre saranno disponibili i
primi risultati che sarà nostra premura comunicare a lei e alla ASL.

Ad oggi, dopo quattro mesi da quella data non ho ricevuto ancora notizie, nel fratttempo … i casi di decesso sono saliti …
attendo Vostro cortese riscontro.”

Dopo qualche giorno ecco la risposta

(…),

le funzioni di epidemiologia ambientale sono state attribuite ad ARPA Puglia solo recentemente, con la LR 27/06: da quella data sono state avviate una serie di procedure formali per consentire all’Agenzia di avere accesso diretto ai dati sanitari che, insieme ai dati ambientali, sono evidentemente la base per indagini sullo stato di salute della popolazione.

Fino a che tali procedure non giungeranno a compimento, ARPA deve far riferimento agli attuali detentori dei dati (Osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia, e ASL - ma solo parzialmente).

Come può immaginare, questo determina un certo ritardo nella nostra possibilità di fornire risposte a domande come la sua - che sono davvero numerose e giungono dall’intero territorio regionale - e uno scarso margine di programmazione delle attività.

Tuttavia, la situazione è in via di definizione e saremo presto in condizione di assolvere l’impegno assunto.

Cordiali saluti

Passarono alcuni mesi, ancora nulla… e arriviamo ai giorni nostri…
Nel frattempo qualche compaesano ha tentato di dissuadermi: “lascia stare …sono già venuti a Canosa e hanno detto che era tutto ok”…
Mentre altri amici (che condividono le mie stesse disavventure) hanno proposto di istituire un registro tumori fatto in casa.

Con un po’ di tenacia e curiosità son venuto a conoscenza dell’Italian Cancer Statistic, un’organizzazione che mantiene un registro tumori a livello nazionale, ma con dettaglio (ahimè) solo regionale.
Ho scritto anche a loro e mi hanno risposto così:

(…)
i dati epidemiologici che noi elaboriamo sono esclusivamente a livello regionale.
A livello provinciale sono disponibili soltanto dati di mortalità che si possono ricavare dalla banca dati dell’Istat http://www.istat.it/sanita/Health/. Basta seguire le istruzioni per scaricare i file sul proprio pc e selezionare la voce ‘mortalità per causa’ e poi ‘mortalità per tumore’. E’ una banca dati davvero ben fatta e completa, dalla quale si possono creare tabelle, grafici, mappe ecc.

Io le consiglierei di continuare a sollecitare l’ARPA poichè si è impegnata a effettuare dei controlli e di contattare lei stesso sia l’Osservatorio Epidemiologico che l’ASL, per esporre il problema e inoltrare l’ultima la risposta che l’ARPA le ha fornito.

http://www.oerpuglia.it/ (in aggiornamento)

http://www.epicentro.iss.it/regioni/puglia/regione.asp

Osservatorio Epidemiologico Regionale
Università degli Studi di Bari
Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica – Sezione di Igiene
Responsabile: prof. Salvatore Barbuti
Principali campi di intervento:registro tumori Jonico-Salentino, mortalità e morbosità a breve termine da inquinamento atmosferico nella città di Taranto; esposizione occupazionale nel complesso petrolchimico di Brindisi; Centro Operativo Regionale Pugliese del registro nazionale Mesoteliomi.
(…)
Potrebbe chiedere all’APAT informazioni sulle procedure seguite in questi casi dalle diverse arpa.

Inoltre, potrebbe contattare qualcuno che partecipa allo studio passi della Puglia e in particolare dell’AUSL del suo territorio.
Le ho allegato l’ultimo risultato disponibile.
Se vuol sapere cos’è lo studio passi
http://www.epicentro.iss.it/passi/
(…)

Come vedete, tutte le strade portano all’Arpa e l’Arpa stessa ha ammesso di essere competente e ha preso l’impegno.

Io non mi fermo qui, il mio prossimo passo sarà scrivere all’Osservatorio Epidemiologico Regionale.

Continuerò ad attendere… ma continuerò anche a cercare riscontro di un’evidenza statistica: spero che la mia attesa venga premiata, e che non resti solo evidenza delle mie parole!

Written by thek1 in: Senza categoria | Tag:, , ,
giu
12
2008
1

La forma dell’acqua

Riproniamo lo splendido pezzo scritto da Francesca Savino sul blog di Antonello Caporale (giornalista di Repubblica)

La forma dell’acqua

Ofanto Ikea

«Attraverso il deserto
andiamo già da lungo tempo»
Ernst Bloch

Hanno spostato un fiume. Come in una favola, in cui gli oggetti prendono la forma del tempo.

C’è una terra che si chiama la “Verità”. Fra le case e i campi da coltivare, una discarica e le strade sterrate, nella Verità passa un torrente, il Cervaro. Cento chilometri da monte Gossateglia fino al golfo di Manfredonia. La traccia del corso d’acqua è scritta nel tempo, registrata da Plinio il Vecchio in “Naturalis historia”, e chiusa oggi in un’area protetta, soggetta a vincolo paesaggistico e idrogeologico.

Poi ci sono loro. Dodici signori. Uno ha una ditta che si chiama Agecos, e smaltisce i rifiuti. Uno fa il chimico, uno l’agricoltore, uno il costruttore. Altri tre hanno un impianto di frantumazione. Gli altri viaggiano nelle loro aziende di trasporti.

Lavorano tutti con la terra e sulla terra, qui nella Verità. C’è chi consuma, chi produce e anche chi crepa, ci sono i rifiuti da smaltire e una discarica che sta diventando troppo piccola per contenerli.
Scarti urbani, che dovrebbero provenire tutti dal vicino comune di Deliceto. Allora si fa una gara, e i nostri signori si mettono al lavoro. E la discarica si allarga, sì, ma non come dovrebbe. Gli scavi per realizzare il nuovo sito creano e portano a galla nuovi scarti, che andrebbero smaltiti in altri lidi: percolato di discarica, ma anche amianto e rifiuti urbani e speciali vengono invece ammonticchiati insieme, in un’area grande quanto il Circo Massimo. Cinquecentomila metri cubi, un danno da milioni di euro per la discarica abusiva, forse, più grande d’Europa.

Una strada di un chilometro viene costruita sui rifiuti, lascia passare i camion che li portano attraverso un piccolo ponte sul fiume Cervaro, deviato con i tubi e sommerso, in un’ansa, da decine di montagnole. Alte abbastanza da coprire gli alberi sulle rive dalle radici alla cima, studiate abbastanza bene da lasciare nello strato superficiale il materiale meno inquinante.

La favola finisce qui, e ai carabinieri del Noe di Bari e del comando provinciale di Foggia che hanno illuminato il “Black river” nella campagna foggiana, non è rimasto che constatare di aver fermato un danno comunque irreparabile. «Una Gomorra subappenninica», per il governatore pugliese Nichi Vendola. Il fiume deviato conserverà i suoi veleni, come la Verità intorno, a meno di non trovare i 315 milioni di euro necessari - secondo una prima stima - per la bonifica.

Dovrebbe esserci una morale, o più di una, nascosta da qualche parte nella storia del fiume che passando dalla Verità cambiò il suo corso. Il senso pratico, quello è tutto nei nostri signori e dei loro amici che, con la loro discarica nera, avevano risparmiato due milioni e mezzo di euro.

Written by cosorosso in: Ofanto, discarica | Tag:, , , ,

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